In Cina è tornata nuovamente tra la popolazione l’incubo del lockdown. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo e la decisione del governo.
In Cina è ritornata tra la popolazione e le autorità la paura del Covid. Diciassette milioni di persone sono state infatti costrette a dover affrontare un nuovo lockdown.
Numeri che non possono che riportare alla memoria quanto accaduto due anni fa. Nella nazione infatti i casi sono raddoppiati nelle ultime settimane.
Una situazione che ha portato il governo di Pechino a prendere una decisione drastica. È stato infatti disposto un nuovo blocco dei trasporti pubblici che resterà in vigore fino alla data del 20 Marzo 2022. Una delle città coinvolte da questo nuovo lockdown è al momento la città di Jilin, che si trova nel nord-est del continente.
Si tratta di un’importante area urbana che si trova al confine con la Corea del Nord e che ospita al suo interno oltre settecentomila persone. C’è poi Changchun, chiusa nella giornata di venerdì e polo industriale molto importante nella nazione con un bacino di nove milioni di abitanti. Preoccupa molto anche la situazione in cui si trova la città di Shenzhen, anche perché parliamo di uno dei pilastri dello sviluppo tecnologico in Cina. Qui infatti è stato al momento imposto ai residenti di restare a casa, anche Shenzen si trova molto vicina alla città di Hong Kong.
Il suo sottodistretto è infatti Futian, un quartiere che ospita trecentomila persone e costituisce una vera e propria frontiera con Hong Kong, la città in cui al momento si registrano nel mondo i più alti tassi di mortalità da Covid. Le autorità continua a chiedere alla popolazione di vaccinarsi tutti e il prima possibile, in quanto ritengono continui a restare l’unica arma valida nella lotta a questa pandemia.
In molti però sono preoccupati anche dai costi sociali ed economici che questi nuovi lockdown possono generare. Anche perché risulta evidente come la strategia di zero contagi del governo di Pechino non sia più perseguibile dopo due anni di tentativi. E in Cina oltretutto, i lockdown sono molto più rigidi rispetto a come siamo stati abituati noi in Occidente.
Agli abitanti viene infatti vietato di lasciare le loro abitazioni per qualunque motivo, spesso anche quelli di più stretta necessità non vengono considerati. Ma d’altronde che la Cina non sia una democrazia e gestisca la popolazione come meglio gli aggrada non è un mistero.
Oltretutto, in queste settimane un importante funzionario della commissione sanitaria cinese i Jilin, Zhang Yan, ha spiegato che la risposta degli enti locali a nuovi focolai non è adeguata al problema. E in tal senso fa riflettere sentire queste dichiarazioni a distanza di due anni da quando tutto è iniziato.
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