Saranno giorni amari per chi ha un “conto in sospeso” con la Asl. Stanno arrivando centinaia di cartelle per la riscossione. Il punto.
In nostro Sistema Sanitario Nazionale funziona molto bene, e per fortuna le cure sono garantite a tutti i cittadini. Ma quando si usufruisce di una prestazione bisogna pagare un piccolo ticket. Naturalmente, il nostro ordinamento contempla agevolazioni per chi è in difficoltà economica, o non supera un certo reddito. O ancora, per chi soffre di determinate patologie o per chi è invalido civile.
Per tutti gli altri si presume che siano in grado di sostenere qualche decina di Euro di spesa per curarsi. Tuttavia, ci sono in giro tanti “furbetti” che dichiarano un (falso) basso reddito, e non pagano il ticket. Questo fenomeno è diffuso in tutta Italia. Ultimamente, però, le Regioni hanno fatto un po’ di conti. E sono scattati i controlli. In arrivo, centinaia di cartelle da pagare per chi non ha dichiarato correttamente la propria fascia di reddito. Vediamo nel dettaglio cosa sta succedendo.
Molte aziende sanitarie italiane, da Nord a Sud, hanno controllato i mancati pagamenti dei ticket sanitari previsti. Sono emerse discrepanze nelle autocertificazioni ed è suonato il “campanello d’allarme”. È così che, di concerto col Ministero del Lavoro, le Asl hanno “beccato” quelli che avevano fatto i furbi. E sono partite le richieste dei soldi dovuti. Chi viene raggiunto dai verbali, dovrà pagare: in caso contrario sono previste pesanti sanzioni. Nelle lettere inviate a tantissimi cittadini “disonesti” sono presenti gli importi da versare, più gli interessi e le varie spese per la notifica.
I cittadini che riceveranno queste cartelle avranno tempo 60 giorni per regolarizzare la posizione. Proprio come le multe prese con l’auto, per intenderci. Chi pensa di essere dalla parte della ragione può anche presentare ricorso. Attenzione però, anche se arrivano cartelle ai minori di 6 anni oppure a persone over 65, bisogna comunque inviare la documentazione.
Viene richiesta, in pratica, la “memoria difensiva“. Bisogna allegare la dichiarazione dei redditi del nucleo familiare prendendo a riferimento l’anno precedente a quello in cui si contesta il mancato pagamento. Se l’accertamento arriva, ad esempio, a chi percepisce una pensione minima, ha più di 60 anni e/o familiari a carico: bisogna dimostrare che il reddito non ha superato gli 8.263,31 € annui. 11.362,05 € in caso vi sia anche il coniuge. E poi sommare altri 516,46 € per ogni figlio a carico. L’utente deve allegare anche la dichiarazione dei redditi dell’anno precedente a quello relativo alla contestazione di mancato pagamento.
Chi è disoccupato e/o ha figli a carico, dovrà dimostrare la condizione attuale, e allegare anche il modello C/2, l’estratto conto contributivo INPS e i redditi del nucleo familiare. Insomma, non aver pagato un ticket può costare adesso molto caro. Se non altro per la perdita di tempo nel dover produrre tutta la documentazione richiesta. Attenzione dunque, i controlli stanno diventando sempre più stringenti. Chi è in regola, invece, non deve temere.
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