Forse qualcuno si starà chiedendo dove o come tenere il denaro con la guerra “alle porte”. Sotto al materasso? Oppure in banca?
Il fatto è che, con la guerra in Ucraina che sembra voler ampliare il suo (distruttivo) raggio d’azione, il nostro denaro non è più al sicuro come prima. Perché a seconda di come evolverà la situazione, si possono sviluppare diversi scenari. Non parliamo di un conflitto armato nel nostro Paese. Ma dell’economia e del potere d’acquisto.
Certo, con le notizie che circolano ogni giorno, l’incubo “guerra” sembra stia avvicinandosi sempre di più. Ciò che ci sembrava impossibile – un ritorno alle armi – comincia a diventare una possibilità. Remota, “inauspicabile” – per usare un’accezione scorretta ma d’impatto – da rigettare con tutte le forze. Ma potrebbe accadere, quantomeno molto vicino a noi, ancora più vicino che adesso. E nel caso di un allargamento del conflitto, e della conseguente inflazione, cosa succederebbe ai nostri soldi?
Anche gli esperti se lo sono chiesto. E hanno ipotizzato tre possibili scenari. Chi è “debole di cuore” meglio non continui la lettura. Perché non siamo di fronte a delle belle prospettive.
Un primo campanello d’allarme ci arriva dalle analisi degli esperti di Bankitalia, che hanno analizzato ciò che potrebbe innescare l’inflazione nei prossimi 2 anni. A seconda di come cambieranno gli eventi legati alla guerra in Ucraina.
Come sappiamo, l’inflazione fa perdere valore alle banconote. Non è certo la prima volta che accade e ci sono stati diversi momenti storici critici da questo punto di vista. Ma adesso siamo in una delle situazioni classificate come “più a rischio”, a causa della guerra.
Il Bollettino Economico 2022 stilato dalla Banca d’Italia, è impietoso. Nel documento si legge (tra le altre cose) quanto segue: “Il ciclo economico mondiale si è indebolito; l’inflazione è ulteriormente cresciuta. Dall’inizio dell’anno l’attività economica globale ha mostrato segnali di rallentamento, dovuti alla diffusione della variante Omicron del coronavirus e, successivamente, all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. L’inflazione è ulteriormente salita pressoché ovunque (al 7,5% in marzo nell’area dell’euro), continuando a riflettere i rialzi dei prezzi dell’energia e le strozzature dal lato dell’offerta. Gli effetti del conflitto sui mercati finanziari globali sono stati significativi, seppure in parte rientrati nelle ultime settimane. La volatilità è elevata in molti segmenti di mercato. La guerra acuisce i rischi al ribasso per il ciclo economico mondiale e al rialzo per l’inflazione.”
Nel caso più auspicabile, ovvero di un vicino accordo tra Russia e Ucraina, gli esperti ipotizzano che il costo della vita rimarrebbe al 4% almeno per tutto il 2022. Ma potrebbe scendere all’1,8% già dal 2023.
Se il conflitto, anche senza prendere pieghe più “gravi” dovesse continuare a tenere mercati e politica in sospeso, la vita potrebbe costare fino al 5,6% per tutto l’anno corrente. E nel 2023 scendere “solamente” al 2,2%.
Nell’ipotesi peggiore, ovvero lo stop della Russia al gas, ci ritroveremmo con un’inflazione anche fino all’8%. Con una diminuzione di poco più del 2% prevista per l’anno prossimo. In soldoni, tanto per fare un esempio pratico, i 10 mila Euro di oggi potrebbero valerne solo 9.200 quest’anno e ancora meno nel 2023: solo 8.900.
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