Per molti italiani gli animali domestici, detti anche di compagnia, sono considerati membri della famiglia a tutti gli effetti.
Chi ha un animale domestico sa quanti soldi si spendono tra alimentazione e cure veterinarie. Soprattutto, quando l’animale diventa più anziano.
L’affetto però fa trascurare tutte queste cose purché il nostro amico sia felice e in salute. anche se un modo per risparmiare c’è: il bonus animali domestici. Nonostante facciano parte della famiglia per le persone esterne sono comunque considerati al di fuori di essa. E, quindi, in caso di necessità un lavoratore non potrà chiedere permessi retributivi.
Ma ecco che sui social sta ‘girando’ una notizia che potrebbe rappresentare un apripista per il futuro. Ma andiamo con ordine. Si spiegherà cosa sono e quali permessi esistono e poi parleremo della vicenda.
La normativa riconosce ai lavoratori e alle lavoratrici, dipendenti del settore pubblico o privato, la possibilità di usufruire di permessi retribuiti. Si tratta di periodi di assenza dal lavoro.
Si possono richiedere per lutto, infermità, studio, concorsi o esami, visite mediche. Ma si può anche chiedere il permesso per matrimonio, per donare il sangue oppure se si è titolari della legge 104 o si assiste un familiare.
Per ciascun permesso si deve consegnare al datore di lavoro una richiesta con la motivazione.
Come si nota non esistono i permessi per la cura dei propri animali domestici. Ma come si diceva in precedenza, su vari social è ‘balzata’ questa notizia.
Una dipendente presso una università romana ha chiesto, motivando la richiesta, due giorni di permesso per esigenze personali. Doveva assistere il proprio cane che avrebbe subito un intervento urgente.
Come ovvio, la donna ha ricevuto un No come risposta. Ma non si è arresa e ha inviato nuovamente la richiesta. Questa volta non solo ha motivato l’assenza, ma ha anche aggiunto che era l’unica persona che potesse prendersi cura dell’animale dopo l’intervento. E non solo. Non curare l’animale malato sarebbe stato considerato un reato.
A questo punto, l’Ateneo ha concesso alla lavoratrice i giorni di permesso.
Sui social non è stato rivelato se la donna si fosse rivota a un tribunale per risolvere la faccenda. Ma potrebbe non importare perché il messaggio che è passato è fondamentale.
Si spera che questa che questa notizia possa consentire ai lavoratori e alle lavoratrici di chiedere permessi retribuiti anche per curare i propri animali domestici.
Anche perché chi possiede un animale domestico non dovrebbe mai scegliere tra il proprio lavoro e la cura del proprio animale. Anche perché non curarlo si configura come reato e maltrattamento.
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