La pensione minima è un sostegno economico per le persone che ricevono un assegno pensionistico inferiore alla soglia limite stabilita dall’ISTAT.
Scopriamo quali sono i requisiti per accedere alla pensione minima, qual è l’importo spettante e come funziona.
L’ISTAT ha fissato un indice per identificare la soglia sotto la quale non si garantisce al cittadino una vita dignitosa. Di conseguenza, tutte le persone che ricevono una pensione di vecchiaia dall’importo inferiore a tale indice ISTAT potranno avere accesso alla pensione minima. Si tratta di un’integrazione che aiuta a sopravvivere e a soddisfare i bisogni primari. Le due tipologie di pensione – di vecchiaia e minima – sono strettamente connesse e non si può aver accesso alla seconda prestazione se prima non si raggiunge la pensione di vecchiaia. A disciplinare il trattamento pensionistico in questione è la Legge numero 638 del 1983.
La pensione minima ha un valore di 524,35 euro nel 2022. L’importo viene rivalutato annualmente per adeguarsi al costo della vita. Di conseguenza si ipotizza un aumento rilevante per il 2023 a causa dell’inflazione rilevata in questi mesi. L’erogazione spetta per tredici mensilità per un totale di 6.816,55 euro all’anno.
Per poter ottenere la pensione minima occorrerà aver compiuto i 67 anni di età e aver versato minimo 20 anni di contributi. Ci sono, poi, i requisiti reddituali da soddisfare. Il pensionato potrà ottenere l’importo pieno se non è sposato e ha un reddito annuo inferiore a 6.799 euro e l’importo parziale se non è sposato e ha reddito compreso tra 6.799 euro e 13.598 euro. L’integrazione non è prevista, invece, con un reddito superiore a 13.598 euro. Per i coniugati i limiti reddituali sono 20.397 euro con reddito personale di 6.799 euro per ottenere l’intero importo e fino a 27.196 euro con reddito personale inferiore a 13.598 euro per ottenere l’integrazione parziale.
Possono essere integrati con la pensione minima la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata e le pensioni erogate dall’Assicurazione Generale dell’INPS, dai fondi speciali per lavoratori autonomi dell’INPS e dai Fondi esclusivi e sostitutivi. Si aggiungono, poi, le pensioni ai superstiti e la pensione di reversibilità.
I redditi esclusi dal trattamento sono, invece, i redditi esenti da IRPEF ossia le pensioni di guerra, le pensioni invalidi civili, le rendite INAIL e i trattamenti di famiglia. Sono escluse, infine, le pensioni da integrare al minimo, il reddito della casa di abitazione e gli arretrati sottoposti a tassazione separata.
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