Le pensioni di vecchiaia per i lavoratori con una percentuale di invalidità almeno pari all’80% possono essere conseguite in anticipo.
Questo, in virtù di norme di legge che assicurano speciale tutela a queste tipologie di dipendenti. Ma l’agevolazione vale per il solo settore privato. Le precisazioni arrivano da SuperAbile, il contact center per la disabilità di Inail.
Forse non tutti sanno che tra le varie agevolazioni previste per i lavoratori con una percentuale di invalidità, la legge prevede l’anticipo pensione di vecchiaia in caso di invalidità almeno pari all’80%.
Ebbene sì: sia i non vedenti che i lavoratori nella condizione appena accennata possono contare sull’accesso alla pensione di vecchiaia, attraverso un ‘taglio’ dell’età pensionabile.
Il fondamento di tale agevolazione pensioni non di poco conto è nel decreto legislativo n. 503 del 1992, che reca norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici. Vediamo più nel dettaglio in che cosa consiste questa interessante agevolazione.
Per accedere al diritto al pensionamento anteriore nel tempo, occorre comunque l’accertamento dello stato di invalidità – compiuto dagli uffici sanitari dell’Inps. Anzi, il riconoscimento eventualmente già conseguito da altro ente costituisce esclusivamente fattore di valutazione per la formulazione del giudizio medico legale.
Ecco perché soltanto la commissione medica Inps può assegnare o meno la possibilità di pensionamento anticipato, non bastando il riconoscimento di invalidità da parte di altri enti.
Non solo. Non basta l’invalidità richiesta per poter accedere a detta agevolazione pensioni. Occorre altresì essere in possesso dell’anzianità contributiva, che serve alla pensione di vecchiaia. In particolare, il diritto alla pensione di vecchiaia è ottenuto con un’anzianità contributiva minima corrispondente a 20 anni.
Ma soprattutto detto beneficio riguarda meramente i lavoratori del settore privato.
Abbiamo appena accennato alla fonte normativa di riferimento in materia: in particolare, l’art. 1, c. 8, del decreto legislativo n. 503 del 1992 aveva aumentato l’età pensionabile a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, ma contemporaneamente ha introdotto una riduzione dei requisiti per le pensioni di vecchiaia – tagliando fuori dall’applicabilità dei nuovi e più alti limiti di età i lavoratori che hanno un’invalidità non al di sotto dell’80%.
In termini pratici ciò ha conseguenze molto importanti, in quanto:
L’art. 1 del decreto legislativo n. 503 del 1992 riporta queste parole, che fugano ogni dubbio in tema di età per il pensionamento di vecchiaia: “Il diritto alla pensione di vecchiaia a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti è subordinato al compimento dell’età indicata, per ciascun periodo..” ma “l’elevazione dei limiti di età di cui al comma 1 non si applica agli invalidi in misura non inferiore all’80 per cento“.
Ecco dunque qual è la situazione a livello di età pensionabile:
Ricordiamo che i requisiti anagrafici che consentono il pensionamento anticipato agli invalidi, in presenza delle condizioni viste sopra, debbono essere adeguati all’aspettativa di vita.
Bisogna poi ricordare che detto trattamento pensionistico è sottoposto alla disciplina delle finestre mobili. Il punto è molto importante sul piano previdenziale, in quanto le finestre mobili fanno sì che, a differenza di quanto previsto dalla Legge Fornero per la generalità dei trattamenti pensionistici, si applichi lo spostamento di un anno del trattamento stesso – dopo aver conseguito i requisiti che servono. In proposito alcune circolari dell’istituto di previdenza, risalenti a vari anni fa, confermano proprio quanto appena ricordato. Ecco perché, in considerazione di questo meccanismo, il beneficiario e avente diritto dovrà comunque aspettare 12 mesi per ottenere il primo rateo pensionistico.
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