I buoni fruttiferi postali sono strumenti finanziari che gli italiani sottoscrivono per essere sicuri di avere il rimborso del capitale.
Anche se i rendimenti annui lordi non sono molto alti, sicuramente sono migliori dell’autunno/inverno precedente anche grazie al rialzo degli interessi avvenuto a luglio.
Felici i risparmiatori che non solo sottoscrivono buoni fruttiferi postali perché sono semplici da capire e di facile gestione, ma anche per l’interesse fisso crescente che questi offrono. Senza dimenticare la sicurezza del rimborso dell’intero capitale perché garantiti dallo Stato.
Nonostante i rendimenti bassi conviene ancora investire nei buoni postali? Per rispondere è necessario fare un salto indietro nel tempo quando i buoni posti erano al massimo rendimento.
I buoni postali della Serie O, tra il 1983 e il 1984, aveva un rendimento annuo lordo del 14,87%, nei primi cinque anni, che scendeva del 14,72% nei successi 8 anni. Questo è stato il periodo di massimo rendimento per i buoni fruttiferi postali. Dopo il 1984 i rendimenti iniziarono a scendere.
Ad esempio, tra il 1987 e il 1995, il rendimento annuo lordo della Serie Q era, nei primi 7 anni, del 10,41% e poi del 10,50% alla scadenza definita (dopo 11 anni).
Tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila il rendimento annuo lordo dei buoni postali diminuì ulteriormente: 9,05% (Serie R: dal 1995 al 1996); 3,24% (Serie W nel 1999); tra il 4% e il 5% nel 2000.
In pratica, tra gli anni Ottanta e fine Novanta chi investiva in buoni fruttiferi postali poteva triplicare in circa 10 anni il proprio capitale deposito. Questo perché l’inflazione era superiore a quella attuale e i tassi erano molti più alti. Di conseguenza, all’epoca il rendimento del buono era maggiore.
Oggi, invece, tra i buoni fruttiferi il tasso di interesse più alto è quello del 3,50% che riguarda i buoni dedicati ai minori, che si raggiunge negli ultimi tre anni. Ricordiamo che questo buono scade al raggiungimento della maggiore età (18 anni) del titolare.
Poi c’è il Buono 4×4 per investire fino a 16 anni con un rendimento annuo lordo a scadenza del 3%. Il Buono Ordinario, infine, scade dopo 20 anni e ha un rendimento annuo lordo del 2%.
In conclusione, per rispondere alla domanda del titolo, sottoscrivere buoni fruttiferi postali è una forma di investimento che garantisce il totale recupero del capitale e degli interessi. Ottima strategia per non far “consumare” il denaro dall’inflazione ma attualmente devono essere affiancati da altri strumenti di investimento.
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