Le lavoratrici dipendenti e autonome possono richiedere la pensione anticipata con Opzione donna che segue il calcolo contributivo.
La misura, in scadenza a dicembre 2022, è confermata, almeno per un altro anno, ma con alcune leggere modifiche.
Lo ha comunicato il Consiglio dei ministri nel comunicato stampa al termine dell’incontro durante il quale ha approvato la legge di Bilancio 2023. Ora Opzione donna dovrà essere inserita nella riforma delle pensioni 2023. Ecco le novità per chi potrà accedere.
Opzione donna è confermata anche per il 2023, mentre sempre più insistente diventa la possibilità di creare una misura simile per gli uomini: Opzione uomo.
Le lavoratrici dipendenti e autonome potranno accedere alla misura, che ha subito lievi cambiamenti, con 35 anni di contributi e andare in pensione a:
Quindi, si evince che il cambiamento più rilevante è il criterio del numero dei figli che modificano l’uscita dal mondo del lavoro. Alcuni di questi cambiamenti sono già introdotti, altri invece li conosceremo in seguito. Tra questi, non si sa se continua a essere valido la differenza di età tra lavoratrici dipendenti e autonome. Infatti, come si ricorderà questi erano i precedenti criteri:
L’importo dell’assegno si calcola sempre con le regole del sistema contributivo e rientrano nel calcolo anche i contributi maturati prima del 1996. Questi ultimi però, in altre misure pensionistiche, sono calcolati con il più vantaggioso sistema retributivo.
Le lavoratrici che potranno usufruire della pensione anticipata Opzione donna nel 2023 sono quelle nate nel 1964 e con due o più figli. Con i 35 anni di contributi perderanno il ricalcolo sui 7 anni di contributi versati prima del 1996 e di conseguenza la penalizzazione sarà più ridotta rispetto agli anni precedenti. Però sull’assegno si perderà circa il 25%.
In sintesi, potranno andare in pensione anticipata con questa misura le lavoratrici dipendenti e autonome se avranno entro il 31 dicembre 2022:
Invece potranno fare domanda per Opzione donna nel 2023 le lavoratrici nate nel 1963 (con un solo figlio), e quelle nate nel 1962 (senza figli). Ovviamente, i 35 anni di contributi versati sono una condizione fondamentale: ecco come calcolarli per accedere alla pensione.
Buone notizie anche per i lavoratori fragili, i caregiver, i disoccupati e i lavoratori con mansioni gravose perché anche l’APE Sociale potrà essere usufruita nel 2023.
Si tratta dell’erogazione di un assegno che accompagnerà alla pensione di vecchiaia il lavoratore e la lavoratrice che richiedono di uscire in anticipo dal mondo del lavoro. In pratica, la misura permette di uscire a 63 anni di età con 30 o 36 anni contributivi (dipende categoria lavorativa).
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