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Pensioni, nuova combinazione dei requisiti anagrafici e contributivi, cosa sta succedendo

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La questione “pensioni” è molto delicata e crea spesso disappunto tra i lavoratori infastiditi dai requisiti anagrafici e contributivi.

I 67 anni di età per il pensionamento sono troppi secondo molti lavoratori. Allo stesso modo il traguardo dei 41/42 anni di contributi è irraggiungibile tra tanti altri.

Pensioni, i requisiti per lasciare il lavoro – Informazioneggi.it

Il sistema previdenziale italiano prevede il raggiungimento della pensione di vecchiaia a 67 anni di età con venti di contributi. Volendo lasciare prima il lavoro sarà necessario toccare la soglia dei 42 anni e dieci mesi di contribuzione (un anno in meno per le donne) per richiedere la pensione anticipata ordinaria. In alternativa ci sono misure quali l’APE Sociale, la pensione per precoci, Opzione Donna ma sono riservate a poche categorie di cittadini.

A dettare i limiti citati la Riforma Fornero. La decisione è stata presa, però, facendo riferimento alle aspettative di vita della popolazione. Significa che i requisiti anagrafici e contributivi di oggi nascono dal rapporto tra dati sulla vita media degli italiani prevista dall’ISTAT e le pensioni. E ad allungare ancora di più i tempi la finestra mobile dei tre mesi.

Pensioni, previsioni a lungo termine: i requisiti aumenteranno sempre più

La pensione di vecchiaia e la pensione anticipata ordinaria insieme alla pensione per i precoci non subiranno modifiche fino al 31 dicembre 2026. Significa che cambiamenti nei requisiti di accesso agli scivoli pensionistici ci saranno nel 2027/2028 con un probabile scatto in avanti di due mesi.

Come lasciare il lavoro nei prossimi anni – Informazioneoggi.it

Il 2026 è il prossimo traguardo da quando nel 2019 il Decreto numero 4 ha congelato gli incrementi delle aspettative di vita della popolazione fino a questa data. Proprio nel 2019 è stato registrato, dunque, l’ultimo scatto da 66 anni e sette mesi a 67 anni e da 42 anni e cinque mesi a 42 anni e dieci mesi.

Sono rimasti fuori dall’aumento solamente alcuni lavoratori che nel 2023 e nel 2024 potranno ancora andare in pensione con cinque mesi di anticipo. Parliamo delle categorie dei lavori gravosi e usuranti rientranti nelle liste delle attività troppo logoranti. Il pensionamento lo centrano a 66 anni di età e sette mesi ma solo avendo maturato 30 anni di contributi.

Tutti gli altri lavoratori per sperare in scivoli più flessibili e strutturali dovranno attendere la Riforma delle Pensioni. Questa sembrerebbe l’unica strada per avere la possibilità di non attendere i 67 anni di età per il pensionamento ma senza subire tagli dell’assegno o altre conseguenze. Al momento si pensa che la rivoluzione non arriverà con la Legge di Bilancio 2024.

Potrebbero, però, arrivare nuove misure per accontentare i lavoratori nell’attesa. Le ipotesi sono Quota 41 soft, una proroga di Quota 103 e modifiche all’APE Sociale. Governo e sindacati sono al lavoro e per ora non hanno concluso molto. Aspettiamo per conoscere i risultati a cui giungeranno.

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