Mentre la Ricerca sta tentando di ideare vaccini efficaci per prevenire il Parkinson, sembra che la tecnologia ci sia già arrivata.
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che quando viene scoperta è già ad un livello che compromette la qualità di vita dei pazienti. Sapere in anticipo se si manifesterà consentirebbe ovviamente di intervenire prima e più efficacemente. Ebbene, forse grazie ai dispositivi wearable tutto questo sarà possibile.
Tutti conoscono le caratteristiche degli smartwatch, molto utili perché oltre a essere in contatto col cellulare forniscono misurazioni dei dati biometrici. Questi dispositivi indossabili hanno ottenuto infatti fin da subito un ampio successo, e non solamente perché usati dagli sportivi.
In realtà è da qualche tempo che i ricercatori tentano di sfruttare gli smartwatch anche come dispositivi “medici” e infatti sono nati nuovi modelli aggiornati e più tecnologici, come gli smart ring. Adesso spunta però un’interessante ricerca che dà ulteriore speranza alla lotta contro il Parkinson. Ecco cosa hanno scoperto alcuni scienziati.
Un team di esperti ha unito le specifiche degli orologi smart con l’IA e ciò che ne è emerso è davvero stupefacente.
Lo studio che è stato pubblicato anche sulla rivista Nature Medicine rivela che gli smartwatch potranno prevedere se e quando un soggetto manifesterà il morbo di Parkinson. E questo addirittura molti anni prima, anche fino a 7.
Il team di esperti ha inserito negli smartwatch con l’Intelligenza artificiale i dati di più di 100 mila persone registrati dai loro dispositivi indossabili. Di queste 100 mila persone, alcune hanno poi sviluppato il Parkinson mentre ad altri era già stata diagnosticata la malattia.
L’IA ha così potuto trovare dei parametri utili a calcolare le probabilità di manifestazione della malattia neurodegenerativa. Più in particolare, l’Intelligenza Artificiale “ha individuato delle anomalie, segnali precoci che qualcosa stava succedendo nella substantia nigra, cioè la parte del cervello che degenera nella malattia di Parkinson“.
Il software sviluppato dai ricercatori, dunque, può “capire” se il soggetto ha una forma iniziale del morbo di Parkinson o se lo svilupperà in futuro, calcolando anche il numero di anni.
Si tratta di una scoperta rivoluzionaria poiché questa tipologia di screening sarebbe accessibile a milioni e milioni di persone, con costi nulli e anche assolutamente non invasivo. I passi successivi saranno quelli di sviluppare un software da usare a livello clinico e soprattutto su scala globale.
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