I buoni fruttiferi postali continuano a essere scelti dagli italiani. Scopriamo il motivo e su quale investire.
Dal 1924 i buoni fruttiferi postali (BFP) sono entrati nelle case degli italiani e ancora oggi sono tra gli strumenti finanziari più scelti.
I motivi di tale scelta sono molti: la facilità di sottoscrizione, la tassazione agevolata del 12,50%, la mancanza di rischi (infatti non sono influenzati dagli andamenti dei mercati come i titoli di Stato), la garanzia dello Stato. Inoltre, sono esenti da imposta di successione e non hanno costi di sottoscrizione o rimborso, tranne gli oneri di natura fiscale.
I buoni fruttiferi postali si possono sottoscrivere presso gli uffici postali oppure online, tramite app BancoPosta o sul sito poste.it. Ed è proprio sul sito che è possibile trovare tutte le tipologie di buoni postali nella sezione denominata “risparmio e investimento”.
Fino a oggi sono 10 i buoni postali emessi da Cassa depositi e prestiti (ma distribuiti da Poste italiane) con scadenze e rendimenti diversi.
Tra questi il buono 3×2 (Serie TF106A231228) è ottimo da prendere in considerazione per investire fino a 6 anni. I rendimenti sono fissi è crescenti nel tempo e come tutti i BFP si può chiedere il rimborso in anticipo: il capitale sarà restituito interamente, mentre gli interessi solo quelli maturati fino alla data del rimborso. Con questo buono, gli interessi maturano solo dopo 3 anni.
Anche se molto amati, i risparmiatori sanno che i BFP non garantiscono un alto rendimento a causa del loro basso rischio, che comporta, infatti, meno guadagni. Nello specifico, dal 28 dicembre 2023 il rendimento effettivo annuo lordo del Buono 3×2 è il seguente:
Ricordiamo che in generale i buoni postali diventano infruttiferi a partire dal giorno successivo alla scadenza; da questo momento si ha tempo 10 anni per richiedere capitale e interessi maturati prima che cadano in prescrizione.
Questo accade però ai buoni fruttiferi postali cartacei. Più nel dettaglio, il capitale investito e gli interessi maturati di quelli emessi fino al 13 aprile 2001 si prescrivono in favore del ministero dell’Economia e delle Finanze. Invece, il capitale e gli interessi di quelli emessi dal 14 aprile 2001 sono versati al Fondo istituito presso il ministero dell’Economia e delle Finanze (normativa sui depositi dormienti).
I buoni dematerializzati, invece, alla scadenza vengono rimborsati direttamente sul conto dell’intestatario.
Sempre sul sito di poste.it è possibile fare una simulazione per capire quanto vale il buono 3×2 e quanto si guadagna. Per esempio, se si investono 5mila euro alla fine del terzo anno il montante effettivamente liquidato è di 5.166,12 euro. Quindi, si guadagnano 166,12 euro. Invece, se arriviamo fino alla scadenza (ovvero fino alla fine del sesto anno) il montante effettivamente liquidato è 5.624,84 euro (si guadagno: 624,86 euro).
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