Cronaca

La sanità fa sempre più paura e meno sperare, il caso di Michele Merlo fa riflettere

La morte del cantautore Michele Merlo ha rafforzato le innumerevoli voci che parlano del concetto di "malasanità". La domanda che viene spontanea è: la sanità ci protegge oppure ci mette in pericolo?

Ancora oggi nonostante l’avanzare della medicina e della sanità in generale si parla di “malasanità“, ma ancor di più di fatti e di eventi che colpiscono le nostre strutture sanitarie. Queste ultime sono considerate come luoghi di efficienza, dove i cittadini si sentono rassicurati, nel loro diritto alla salute così come sancito dall’articolo 32 della nostra costituzione. Esso sancisce che:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Spesso tutto questo come di incanto perde progressivamente ruolo a causa di errori che vengono causati da azioni di superficialità. Un esempio è la notizia della morte del giovane cantautore Michele Merlo, in quanto da giorni accusava un malessere, ma per una diagnosi frettolosa lo ha portato alla morte. Questo ci fa riflettere e ci pone di fronte ad un enigma che anche la mente umana fa fatica a comprendere. La sanità si è comportata da negligente oppure semplicemente è frutto di un errore dal quale bisogna avere paura?


La sanità e il caso Merlo: un errore umano che poteva essere evitato?

Come ormai noto, in questi giorni il giovane cantautore ventottenne Michele Merlo si lamentava di un forte dolore alla testa e alla gola che a suo avviso risultavano essere abbastanza forti. Vista la gravità della situazione, il giovane non ha esitato a recarsi al pronto soccorso di Vergato per richiedere un buon consulto medico. Per voce dei familiari non è stato proprio così. L’ospedale infatti prendendo atto dei suoi sintomi ha considerato il caso una semplice forma virale, tanto da dire “intasi il pronto soccorso per due placche in gola». Dopo avergli dato una cura antibiotica non adatta, lo dimisero.

Dimesso, la sintomatologia generale sembrava non abbandonarlo, tanto da causargli lo scorso giovedì un emorragia celebrale da leucemia fulminante. Venne Soccorso di urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna e operato fino ad entrare in coma farmacologico. Solo due giorni e il destino venne segnato. Michele ha emesso il suo ultimo respiro, abbandonando per sempre questa terra, ma lasciando però vivi i ricordi che mai nessuno cancellerà.


La sanità e la morte di Michele Merlo.
Foto di Michele Merlo

Un atteggiamento delle autorità che lascia molti dubbi e perché, tanto da far aprire un inchiesta di presunto omicidio colposo da parte dell’Ausl bolognese contro entrambi gli ospedali. Inoltre, i genitori del cantante hanno richiesto l’autopsia del corpo del figlio per capire se la sua morte si sarebbe potuta evitare o meno.

Una verità nascosta da un sistema sanitario che si è mostrato troppo superficiale e irresponsabile di fronte ad un paziente in cerca di aiuto. Tant’è vero che lo stesso padre ha ribadito come “un medico accorto avrebbe colto i suoi sintomi, che erano tipici della leucemia”.

Si parla dunque di una disattenzione e una risposta ingiustificabile visto che ogni individuo ha diritto di recarsi al pronto soccorso e di essere trattato con le dovute attenzioni del caso.

Prendere atto e imparare dagli sbagli…

L’aria di malinconia ci permette di riflettere e di pensare a quanto accaduto. L’invito è quello di prendere coscienza dei propri sbagli e imparare a dare importanza ad ogni individuo che manifesta un’problema, importante o meno che sia. Attendere ore in sala d’attesa per poi essere guardato velocemente è sinonimo di imprudenza e non è possibile giustificarlo con nessun mezzo.

Parliamo di persone e non di oggetti. Persone che da un momento all’altro possono lasciare tutto, affetti, amici, passioni, sogni. Niente di tutto questo può essere recuperato e quantomeno la vita. La sanità dunque deve garantire sicurezza e non deve alimentare la paura di essere giudicato oppure di avere una diagnosi non sicura. Gli errori sono commessi per non ripeterli e come diceva Michele in una delle sue canzoni “domani andrà meglio”.

Alessandro Cortese

Amante del mondo videoludico, cerco di stare al passo con gli aggiornamenti, di appassionare colui che legge e coloro che si affacciano per la prima volta a questo meraviglioso mondo.

Articoli collegati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *