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Psicologia e Bilinguismo: conoscere due lingue aiuta lo sviluppo cognitivo

Il bilinguismo è considerato una palestra per il cervello che fornisce una marcia in più al ragionamento, tiene lontani disturbi dell’invecchiamento, demenze e malattie neurodegenerative.

Fino agli anni 60’, gli studiosi credevano che il bilinguismo potesse ostacolare lo sviluppo dei bambini. Tale credenza derivava dall’idea che questi ultimi sentissero l’esigenza di tradurre contemporaneamente nelle due lingue tutto quello che sentivano e leggevano. Più tardi, si è scoperto che in realtà tale fenomeno influenza positivamente la crescita dei bambini  prevenendo in età adulta malattie come l’Alzheimer. Il bilinguismo funziona come un’autentica palestra per il cervello che fornisce una marcia in più al ragionamento, alla memoria, tiene lontani disturbi dell’invecchiamento, demenze e malattie neurodegenerative.

Che cos’è il bilinguismo?

Prima di parlare dei benefici, bisogna però capire in cosa consiste tale fenomeno. Secondo la definizione più radicale, è la capacità di parlare due lingue come un madrelingua e  di usare le quattro abilità (comprensione, lettura, scrittura e conversazione) nello stesso modo. In questo caso si parla di un “bilinguismo perfetto,” il che è molto raro.  La maggior parte delle persone definisce “bilingue” un bambino di due anni con due genitori di origine diversa e con un vocabolario con 200 parole. Invece, un laureato che ha investito la maggior parte della sua vita nello studio di più lingue oppure che ha vissuto per un prolungato periodo in Inghilterra e il cui vocabolario è molto ampio, non è considerato bilingue.


Chiaramente, tra loro esiste una differenza che riguarda età e contesto di acquisizione del secondo idioma, il livello di competenza e le funzioni di entrambi i sistemi. Infatti, di solito l’acquisizione è un processo che avviene nei primi anni di vita quando il  bambino è esposto ad una maggiore quantità di informazioni linguistiche. Durante i primi mesi di età il cervello è come una spugna, in grado di cogliere tutti gli stimoli linguistici esterni. Purtroppo, dopo i 6 mesi, chi sta crescendo ascoltando una sola lingua, perde la capacità di riconoscere i termini in lingua straniera.

Questo non accade nei bambini bilingue il cui cervello, essendo esposto più a lungo a termini stranieri, non perderà questa capacità. Ciò rappresenta una sfida per la mente e un vantaggio non solo per il linguaggio ma anche per altre facoltà cognitive.

Cosa distingue un cervello monolingue da uno bilingue?

Nell’infanzia imparare a distinguere tra due codici linguistici diversi richiede più efficienza nell’elaborazione dell’informazione. A tale scopo i bambini sviluppano delle competenze scientifiche per affrontare questo compito. Secondo alcuni studiosi, i bilingue si stancano più velocemente degli istinti familiari rispetto ai bambini monolingue.

Ciò significa che il loro cervello è più elastico, in grado di adattarsi a stimoli e ambienti nuovi con la possibilità di passare da una lingua ad un’altra. Pertanto, i parlanti bilingue sono più inclini a risolvere problemi e a gestire più attività contemporaneamente. Un altro beneficio è che questo fenomeno può rallentare il processo di invecchiamento in età avanzata.

Gli anziani conservano capacità cognitive più resistenti e  sviluppano i sintomi di malattie come l’Alzheimer o la demenza senile quattro anni dopo rispetto ad un coetaneo che parla una sola lingua. Hanno più confidenza e consapevolezza di se stessi e dopo un ictus  hanno una probabilità doppia di evitare problemi cognitivi rispetto alla popolazione normale.

Alessia Del Gaudio

Mi Chiamo Alessia e vivo a Pomigliano D'arco, provincia di Napoli. Sin da bambina la mia più grande passione è studiare lingue straniere e per questo ho deciso di portare avanti le mie ambizioni. A Luglio mi sono laureata in Lingue, Culture e Letterature moderne europee all'Università Federico II. Il mio più grande sogno è quello di insegnare un giorno letteratura e di poter trasmettere l'amore per lo studio che da sempre mi ha contraddistinto. Sono empatica, ambiziosa e volenterosa. Mi piace apprendere sempre più cose possibili. Ho deciso di far parte di questo progetto per poter mettere alla prova le mie capacità di scrittura e affrontare con determinazione la laurea magistrale.

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