Mondo

La palma, simbolo del trionfo sulla morte e trionfo sul martirio, non solo simbolo di pace

La palma è un simbolo di pace e di trionfo sulla morte e sul martirio. Per questo è molto rappresentata nella Bibbia. Simboleggia molte virtù

Non esiste nella Bibbia albero più rappresentato di quello della palma. Le sue caratteristiche botaniche la rendono facilmente accostabile a molte virtù, ed evocano simbolicamente il trionfo sulla morte e il trionfo sul martirio. Quindi ben oltre il simbolo della pace.

È, infatti, un albero imponente la cui altezza può raggiungere anche 23 metri, e la sua chioma verdeggiante un diametro di 10 metri.


Come dice un proverbio arabo, la palma ha le radici nell’acqua e la chioma nel fuoco. Questo la dice lunga sugli accostamenti possibili in termini di forza, resistenza, stabilità.

I Sumeri la coltivavano in Mesopotamia già nel 4000 a.C., e sicuramente si trovava anche ad Ur dei Caldei, terra di origine di Abramo. Probabilmente fu proprio Abramo a portarla in Palestina.

Anche se una leggenda ebraica vuole che siano stati i bambini in fuga dall’Egitto durante l’Esodo, a portarla nella Terra Promessa.

Si tratta di una pianta che si staglia forte e possente contro il cielo, sfidando il sole del deserto e le rigide temperature della notte. E per gli Egizi era simbolo di fecondità.

La sua maestosità è facilmente accostabile alla regalità. E la sua essenzialità è vicina all’eleganza.

È, anche, un albero generoso nel produrre frutti. I datteri possono essere consumati sia freschi che secchi, e se ne ricava sia un miele, il silan, che il “pane del deserto”.

Lo sapevano bene i Padri del deserto che si stabilivano nei pressi delle oasi dove c’erano le palme da cui potevano ricavare non solo cibo, ma anche corde con cui fabbricare cesti e vestiti.

La palma, simbolo di pace e di trionfo sulla morte e sul martirio

Una pianta dalle doti davvero eccezionali non poteva non avere un posto d’eccellenza nella Bibbia.

Tutte queste caratteristiche rendono la palma la pianta che più richiama la vita. Sottolineano la sua capacità di resistere a condizioni avverse senza perdere di stabilità. Rimane sempre verde, nonostante l’aridità del deserto.

Per i cristiani, perciò, è stato facile considerarla la pianta dell’immortalità e della resurrezione, quindi del trionfo del Cristo sulla morte.

Il vangelo di Giovanni descrive l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, in sella ad un asino, con queste parole (Gv. 12,13): «Presero rami di palme e uscirono incontro a lui acclamando: “Osanna!  Benedetto colui che viene nel nome del Signore…”».

La Domenica delle Palme segna l’inizio della Passione del Signore, ed è comune sia ai cristiani cattolici che a quelli ortodossi.

Questa scelta di chiamarla “delle palme” non è legata solo al ricordo dell’ingresso trionfale di Gesù, ma è legata a quanto accadrà dopo: il trionfo sulla morte la domenica di Pasqua.

I cristiani usano scambiarsi rametti di ulivo la domenica che precede la Pasqua, e si augurano, impropriamente, la pace.  È vero che l’ulivo, tradizionalmente, è legato ad un simbolo di pace. In questa circostanza, però, in cui viene usato al posto dei rami di palma, più difficilmente reperibili, i suoi rametti sono un simbolo di acclamazione, di trionfo e di regalità.

Simbolo del sacrificio dei martiri

La palma è anche simbolo di trionfo sul martirio, proprio perché Gesù muore a causa del martirio infertogli.

Questo accostamento simbolico tra la pianta, il martirio e la resurrezione, è stato favorito da una sua caratteristica botanica che aveva colpito gli antichi.

Gli antichi ritenevano che l’albero di palma, dopo essere fiorito e aver generato frutti, morisse. Ma osservavano, ogni volta, la formazione di una infiorescenza proprio quando sembrava morta. Ecco perché il legame con il sacrificio e poi la resurrezione.

Nell’Apocalisse, anche coloro che hanno testimoniato la fede con il martirio, vengono descritti come dei risorti che «stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani» (Ap 7,9).

Anche nell’iconografia cristiana ritroviamo sempre la raffigurazione del santo martire con una palma in mano.

Francesca Borrelli

Mi ha sempre affascinato l'uomo e la sua interiorità. C'è un universo dentro ciascuno di noi che aspetta di essere esplorato e conosciuto e trovo che la via spirituale, accanto a quella psicologica, possa far luce lungo il cammino della vita.

Articoli collegati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *