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Papa Francesco Motu Proprio: Bergoglio sferra un attacco in piena regola alla corruzione all’interno della Chiesa

Papa Francesco con il Motu Proprio del 26 aprile 202 sferra un attacco in piena regola alla corruzione all'interno della Chiesa, le premesse nel Vangelo

Papa Francesco con la promulgazione del Motu proprio del 26 aprile, decide di fare un passo deciso anticorruzione all’interno della Chiesa.

Bergoglio inizia il documento citando il Vangelo di Luca “La fedeltà nelle cose di poco conto è in rapporto, secondo la Scrittura, con la fedeltà in quelle importanti. Così come l’essere disonesto nelle cose di poco conto, è in relazione con l’essere disonesto anche nelle importanti (cf. Lc 16,10)”. Questa premessa è alla base della decisione di muoversi per prevenire e contrastare la corruzione nelle sue diverse forme.


Nel documento si legge che la Santa Sede ha voluto in tal modo conformarsi alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (Convenzione di Merida). Già con il Motu proprio promulgato il 19 maggio 2020 Papa Francesco si era mosso in tale direzione. Ma adesso Bergoglio, con il Motu proprio del 26 aprile, ha ritenuto dare un’ulteriore segnale restrittivo anticorruzione.

Papa Francesco Motu Proprio: Bergoglio sferra un attacco in piena regola alla corruzione all’interno della Chiesa

Secondo il Motu proprio, i dirigenti del Vaticano, compresi i Cardinali Capi Dicastero o Responsabili di Enti, insieme a tutto il personale laico, dovranno sottoscrivere una dichiarazione anti corruzione. Questo a partire dal momento dell’assunzione e poi ogni due anni.

Infatti, nel Regolamento Generale della Curia Romana, dopo l’articolo 13, è stato aggiunto l’articolo 13bis. Secondo tale aggiunta, i soggetti in questione, devono dichiarare di non aver riportato condanne definitive, né di essere sottoposti a processi penali pendenti, né ad indagini per partecipazione a organizzazioni criminali. Ma anche corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio di danaro, sfruttamento di minori, tratta di esseri umani, evasione o elusione fiscale.

I soggetti dovranno dichiarare anche di non possedere, neanche per interposta persona, contanti né investimenti che facciano capo a società che si trovano nei Paesi ad alto rischio di riciclaggio. A meno che i consanguinei non siano residenti in tali paesi per accertati motivi familiari o di lavoro e studio. Tutti i beni in loro possesso devono provenire da attività lecite e non essere il profitto di reato.

Al punto e dell’articolo 13bis si legge, inoltre, che devono dichiarare “di non detenere, per quanto a conoscenza del dichiarante, partecipazioni o interessenze di qualunque genere in società o aziende che operino con finalità e in settori contrari alla Dottrina Sociale della Chiesa”.

Il controllo delle dichiarazioni sarà affidato alla Segreteria per l’Economia. Nel caso risultino fasulle, la Santa Sede potrà licenziare il soggetto, e richiedere risarcimento dei danni.

I dipendenti della Curia romana, dello Stato della Città del Vaticano e degli enti collegati non potranno accettare regali superiori ai 40 euro

Sempre per agire in termini di trasparenza, e seguendo i principi del Vangelo, Papa Francesco ha stabilito un limite massimo per i regali ai dipendenti. Come si legge nel Motu proprio, è stabilito che i dipendenti “non possano accettare o sollecitare, per sé o per soggetti diversi dall’Ente nel quale prestano servizio, in ragione o in occasione del proprio ufficio, doni, regali o altre utilità di valore superiore a euro quaranta”.

Francesca Borrelli

Mi ha sempre affascinato l'uomo e la sua interiorità. C'è un universo dentro ciascuno di noi che aspetta di essere esplorato e conosciuto e trovo che la via spirituale, accanto a quella psicologica, possa far luce lungo il cammino della vita.

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