Mondo

Potare fa rinascere la vita, ma come è doloroso accettare il taglio

Potare fa rinascere la vita, ma come è doloroso accettare il taglio quando si tratta di operare su noi stessi. Vivere però, a volte vuol dire tagliare

Il verbo vivere tante volte è associato al verbo tagliare. Infatti il contadino sa bene che potare fa rinascere la vita, ma come è doloroso accettare il taglio quando si tratta di noi.

È innegabile che nella vita tutti ci imbattiamo nella necessità di dover fare dei tagli. Oppure è la vita stessa che ce lo impone. Accade qualcosa, un cambiamento, una malattia, la nascita di un figlio, il lavoro. E così certi tagli li dobbiamo fare per scelta, o perché ci vengono imposti dalle circostanze.


A volte si tratta di allontanarsi dalle relazioni sbagliate, a volte si tratta di rinunciare a dei compromessi, ma alcune volte si tratta di tagliare parti di noi, aspetti del nostro io che sono di intralcio per la vita spirituale. E sono proprio questi i tagli più difficili da fare.

Sono però necessari per poter vivificare lo spirito ed evitare processi putrefattivi che via via rischiano di far ammalare l’anima. In questi casi i tagli rappresentano delle potature perché generano vita e non la morte della pianta.

Potare fa rinascere la vita, ma come è doloroso accettare il taglio

In questo Vangelo Gesù si paragona alla vite e paragona il padre all’agricoltore. Leggiamo il Vangelo di Giovanni (Gv 15,1-8):

“Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli“.

Potare vuol dire far prendere forza allo spirito

Nel Vangelo di oggi la potatura operata da Dio è espressione del suo amore, della sua premura nei nostri confronti. Dio cerca, attraverso questi mezzi di far prendere forza al nostro Spirito. Come il contadino che potando la vite cerca di darle la forza necessaria a produrre dei buoni frutti.

Purtroppo il taglio, è inutile negarlo, produce dolore, sanguinamento, perdita. E nessuno lo accoglie con benevolenza. Anzi, tante volte lo viviamo con persecutorietà, nel senso di credere che Dio, permettendo questi tagli, sia arrabbiato con noi, o che voglia punirci.

Ma lo scultore che con lo scalpello incide la pietra non è arrabbiato con il marmo. Vede in quel blocco uniforme la potenzialità nascosta di una vera e propria opera d’arte.

Accettare la potatura da parte di chi ci conosce veramente

È questo che il Signore fa con noi, perché Lui ci conosce profondamente, è più intimo a noi di noi stessi.  Come recita il salmo 138 “Signore, tu mi scruti e mi conosci….”

Il salmo esprime proprio questa verità, che soltanto Lui ci conosce così profondamente, così intimamente. E quindi sa cosa sia meglio per noi, affinché possiamo esprimere i talenti che Lui stesso ci ha donato.

I desideri che proviamo, le inclinazioni che abbiamo, provengono dal Padre che ci ha chiamati all’esistenza con la forza e la potenza del suo amore. Però non sempre noi diamo un corso e una direzione giusta alle nostre qualità. Tante volte le impieghiamo in modi che finiscono per essere improduttivi spiritualmente. Ed è qui che il Signore interviene permettendo anche la sofferenza di potature che possono farci male.

Potare fa rinascere la vita, ma come è doloroso accettare il taglio

È vero, è doloroso accettare la potatura, accettare il taglio. Ma dobbiamo chiederci con onestà, non è forse che la difficoltà nasce dalla mancanza di fiducia in Dio?

Non è che diciamo di non essere compresi dal Signore, ci sentiamo da Lui minacciati, ma in realtà non abbiamo il coraggio di ammettere di aver poca fede? O forse ci sentiamo dei cristiani già arrivati, già formati, che nulla più devono mettere in discussione? Forse è venuto il momento di fermarci a riflettere, forse dobbiamo ancora fare qualche taglio al nostro io.

Francesca Borrelli

Mi ha sempre affascinato l'uomo e la sua interiorità. C'è un universo dentro ciascuno di noi che aspetta di essere esplorato e conosciuto e trovo che la via spirituale, accanto a quella psicologica, possa far luce lungo il cammino della vita.

Articoli collegati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *