Coronavirus

Curare il Covid a casa: niente tachipirina, sì agli antinfiammatori

Giuseppe Remuzzi, direttore dell'Istituto Farmacologico Mario negri di Milano spiega il metodo giusto con cui curare il Covid a casa da soli

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano, durante un’intervista al “Quotidiano Nazionale“, ha spiegato come si può curare il Covid da casa. Si tratta di un piccolo metodo tutto casalingo che ci permette di tamponare la scarica virale evitando così il ricovero negli ospedali. Le sue indicazioni non sono altro che il risultato di uno studio condotto appositamente presso lo stesso Istituto di cui è direttore. In particolare, queste prime manovre devono essere applicate durante la prima fase dell’infezione. Stiamo parlando quindi dei primi due, tre giorni, quando il virus è in fase d’incubazione.

Curare il Covid a casa si può, ecco i piccolo accorgimenti

Giuseppe Remuzzi spiega di come sia di vitale importanza intervenire subito, sin dalla prima manifestazione dei sintomi. In tal caso, fa riferimento alla presenza di tosse, ma anche di febbre, la perenne stanchezza, i dolori muscolari che attraversano tutto il corpo. Ma anche il mal di gola, la diarrea, la nausea e annesso il vomito.


Dinanzi a questi primi messaggi del virus, azionandosi senza perdere tempo, è possibile evitare il rischio di contrarre una polmonite interstiziale. La sua terapia che, come abbiamo detto sopra, è il risultato d’importanti studi, altro non è che la stessa utilizzata per qualsiasi altra infezione di tipo respiratoria.

In tal caso è bene, dunque, fare una grande spesa di antinfiammatori del tipo Aspirina o Aulin, mentre è assolutamente vietata l’assunzione di tachipirina. Secondo Remuzzi il paracetamolo presente in quest’ultima non inibisce l’enzima che scatena l’infiammazione.

Dopo solo otto o dieci giorni di cura è possibile constatare un lieve miglioramento anche grazie all’esame del sangue. Questo sarà la prova necessaria e inequivocabile per controllare gli indici d’infiammazione, la coagulazione e la funzione renale.

Il tutto è quanto è emerso da uno studio condotto su ben 90 pazienti tra il mese di ottobre 2020 e gennaio 2021. E, a quanto pare, i risultati sembrano dar ragione all’esperto.

Katia Russo

Ciao, sono Katia, sono laureata in Lettere Moderne presso l’Università di Salerno e attualmente sto continuando il percorso magistrale. Sono una grande curiosona, mi piace conoscere e trasmettere quante più notizie originali riesco a trovare. Adoro leggere, scrivere, disegnare, il cinema, la musica, l’arte e la cultura.

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