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La questione del Regno delle Due Sicilie, una terra florida, ricca e all’avanguardia rasa al suolo

La questione del Regno delle Due Sicilie fu complessa, violenta e difficile, che ha segnato la storia e distrutto uno Stato ricco, florido e all'avanguardia.

Il Regno delle Due Sicilie fu una monarchia assoluta. Inoltre, governò la Sicilia e l’Italia meridionale negli che vanno dal 1816 al 1861 (dalla Restaurazione all’Unità d’Italia). 

Il nome: Regno delle Due Sicilie risale al XII secolo

Il nome Regno delle Due Sicilie, deriva fin dal XII secolo. In  quei tempi l’Italia meridionale era sotto il dominio dei Normanni, e si distingueva la Sicilia “al di qua del faro” (lo Stretto) di Messina e l’altra “al di là del faro”. 


I Borboni parlavano napoletano, i Savoia e Cavour francese. 

La storia attraverso varie ricerche:

Il 17 marzo 1861 avvenne ufficialmente l’unificazione dell’Italia e, puntualmente, ogni 17 marzo ricorrono varie questioni. Tra i meriti di Garibaldi, Vittorio Emanuele II e il conte di Cavour ci sarebbe quello di aver cacciato l’oppressore straniero, spagnolo, dai territori dell’ex Regno delle Due Sicilie. 

Eppure, bisogna sottolineare come i sovrani borbonici fossero tutti nati a Napoli o Palermo e parlassero napoletano, ad eccezione di Carlo, il capostipite del ramo Borbone Due Sicilie. 

Il quale, però prese lezioni di napoletano per meglio comprendere il suo popolo.

Il Regno di Sardegna aveva come lingue ufficiali il francese e l’italiano, con la prima che prevaleva nettamente sulla seconda. 

I Savoia parlavano piemontese e francese e dalla relazione di Jessy Mario White sulla prima riunione del Parlamento italiano emergono le enormi difficoltà dello stesso Cavour a esprimersi in italiano. 

Cavour viene, infatti, descritto come balbettante, una balbuzie che in realtà deve essere spiegata con il disagio nell’esprimersi in una lingua scarsamente conosciuta come l’italiano. 

Giuseppe Garibaldi nacque a Nizza nel 1807, in un periodo in cui la città era francese. All’anagrafe fu registrato come Joseph Marie Garibaldi e si pentì presto di aver dato il Mezzogiorno ai Savoia. La sua famiglia era di origine genovese ed egli stesso si mostrò, da giovane, ostile ai francesi. Garibaldi, quindi, durante la propria vita ha scelto di essere italiano, forse perché realmente credeva negli ideali patriottici.

Si dimostrò subito ostile al governo di Cavour, già nella prima riunione del Parlamento, quella cui abbiamo accennato sopra. “Gli oltraggi” subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Ho la coscienza di non aver fatto del male.

Nonostante ciò non rifarei la via dell’Italia Meridionale, temendo di essere preso a sassate, essendosi là cagionato solo squallore e suscitato solo odio”. Così Garibaldi in una lettera all’amica Adelaide Cairoli. Giuseppe Garibaldi morì povero a Caprera, in esilio. Nel tentativo di prendere Roma fu inseguito, arrestato e ferito da armi italiane. Fu autore di poesie in italiano e francese.

I piemontesi invasero il Regno delle Due Sicilie a tradimento e senza dichiarazione di guerra. 

Distrussero 54 villaggi, massacrano migliaia di contadini

Rasero al suolo 54 villaggi, disertificarono le campagne bruciando i raccolti per anni, scannarono armenti e bambini allo stesso modo, impiccarono a migliaia i contadini, le loro donne sottoposte a violenze incredibili, i loro figli incarcerati per anni. Nino Bixio da solo esegui 700 fucilazioni di contadini ed operai con l’assenso dei Savoia.

Il 13 febbraio 1861 Iniziò la trasformazione di una antichissima nazione in una colonia chiamata Sud.

Il Regno delle Due Sicilie era lo Stato d’Italia più florido, ricco e all’avanguardia in tutta Europa. 

Uno degli indicatori di questa ricchezza ci proviene dal sistema bancario meridionale preunitario. 

È assurdo ed incredibile, la percezione della realtà può assumere un significato diverso in base a come è raccontata. Questa tecnica comunicativa è stata utilizzata dalla propaganda e dalla retorica politica piemontese dopo l’unità d’Italia. Inoltre, faceva passare il messaggio che il Regno meridionale, oppresso dai Borbone, fosse una terra arretrata e povera. Infine, che il Settentrione si sarebbe impegnato allo sviluppo di questa terra incolta.

Dott. Vincenzo Baldi

Vincenzo Baldi, collaboratore. Diplomato presso Liceo Artistico di Salerno. Iscritto per circa due anni alla facoltà di Architettura di Napoli. A seguito delle contestazioni studentesche di quei tempi opto per l'università di Salerno e mi laureo in materie letterarie. Dirigente sindacale e dipendente del Il MIUR per circa 40 anni. Amministratore di condominio iscritto all'Anaci per circa 30 anni. Ho scritto su riviste sindacali e su riviste di notizie e informazioni condominiali rispondendo ai quesiti dei condomini. Da novembre 2019 sono in pensione per lo Stato ma continuo l'attività in privato perché sento di poter dare ancora molto. Mi piace l'arte, l'architettura e la parte giuridica e amministrativa del condominio intesa a dare un contributo di chiarezza e trasparenza nel settore condominiale con riguardo ai rapporti tra amministratori di immobili e condomini. Scrivere è la mia passione, attraverso la scrittura comunico agli altri i miei pensieri e le mie conoscenze. In questo mondo dove tutto va all'incontrario scrivere è un modo per esprimersi in libertà.

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