Economia

Perché se aumenta l’inflazione paghiamo più tasse: il meccanismo del drenaggio fiscale

Spesso ci chiediamo perché se aumenta l'inflazione paghiamo più tasse, proviamo a capirlo attraverso il meccanismo del drenaggio fiscale

In tanti si chiedono perché se aumenta l'inflazione paghiamo più tasse. E questa domanda pare occupare di nuovo la mente degli italiani dopo che per diversi anni l’incubo inflazione sembrava essersi dissolto o almeno attenuato. Eh sì, perché l’inflazione si era contratta fin quasi a scomparire nel 2008, dopo la crisi finanziaria, e dopo che l’Italia si era ormai avvicinata all’euro. Oggi, invece, la crescita dei prezzi ricomincia a preoccupare gli italiani. I rincari riguardano i prodotti energetici, molte materie prime, generi alimentari. E questo si riflette anche su molti servizi e comparti come ad esempio quello della ristorazione e alberghiero.

Il problema è che più l’inflazione accelera, più il rischio di un aumento delle tasse si profila all’orizzonte. Ma l’aspetto preoccupante è che gli effetti dell’inflazione finiscono poi per ricadere sulle persone più povere. Se i prezzi aumentano, infatti, il potere di acquisto delle famiglie diminuisce, cioè a parità di denaro possiamo comprare meno beni rispetto a prima. È ovvio che a risentirne maggiormente sono coloro che hanno redditi bassi e fissi.


Perché se aumenta l'inflazione paghiamo più tasse: il meccanismo del drenaggio fiscale

Fin qui il discorso è, purtroppo, chiaro. Ma adesso proviamo a capire perché all’aumentare dell’inflazione paghiamo pure più tasse.

Dobbiamo partire col sapere che all’aumentare dell’inflazione, aumenta anche l’aliquota effettiva sui redditi. Immaginiamo di essere un lavoratore dipendente single, senza familiare a carico, e di guadagnare 28.000 euro lordi. Di IRPEF pagheremmo 6.960 euro, cioè il 23% sui redditi fino a 15.000 euro al netto della “no tax area”, a questo si aggiunge il 27% sopra 15.000 e fino a 28.000 euro.

Immaginiamo per ipotesi che, ad un certo punto, l’inflazione fosse del 5%, e che il nostro reddito crescesse in modo lineare con essa, arrivando perciò a 29.400 euro. In una situazione del genere non saremmo né più ricchi né più poveri perché il nostro potere di acquisto sarebbe rimasto invariato. L’inflazione è cresciuta, ma lo è anche il reddito in modo lineare.

Però, purtroppo per noi, dal punto di vista della tassazione le cose peggiorano. Infatti, a fronte di un amento di 1.400 euro dovremo versare l’aliquota più alta del 38%, cioè 532 euro, che si vanno a sommare ai 6.960 euro che già versavamo. Quindi alla fine di IRPEF ora versiamo 7.492 euro, che è pari al 25,48% del reddito. Questa corrisponde alla nostra aliquota effettiva aggiornata. Invece l’aliquota effettiva precedente era del 24,86% (si trattava di 6.960 su 28.000 euro).

Ecco, allora, che la tassazione ha subito un aumento più veloce rispetto al reddito e questo è dovuto alla sottoposizione di parte di esso a un’aliquota più alta. Questo fenomeno viene denominato drenaggio fiscale. Questo è il motivo per cui all’aumentare dell’inflazione finiamo per pagare più tasse.

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Tenere a bada l’inflazione

Se l’inflazione aumenta lentamente, anche il drenaggio fiscale agisce negli anni lentamente. Ma se l’inflazione subisce un’accelerazione, i contribuenti italiani si trovano stangati da un aumento delle tasse e pure velocemente. Quindi è fondamentale riuscire a tenere a bada l’inflazione.

Chi ci guadagna in questo gioco è lo Stato, perché può prelevare una quota maggiore di reddito dai contribuenti. A meno che non vi sia un aggiornamento degli scaglioni di reddito IRPEF, cosa che purtroppo non avviene automaticamente, e sicuramente non ogni anno.

Di fronte ad un aumento dell’inflazione anche i redditi più bassi ne fanno le spese. Per colpa dell’inflazione, per esempio, anche chi rientra nella “no tax area” di 8.174 euro, rischia di superarla. E così finisce per pagare l’IRPEF anche se non è diventato più ricco. A questo si aggiungerebbe il danno di non poter ricevere agevolazioni, sussidi, ecc., perché la dichiarazione dei redditi sarebbe più alta (anche se lo è solo formalmente, equivalendo a quella precedente). Se poi il reddito dovesse crescere addirittura meno dell’inflazione si rischierebbe di pagare più tasse pur essendo diventati addirittura più poveri.

Francesca Borrelli

Mi ha sempre affascinato l'uomo e la sua interiorità. C'è un universo dentro ciascuno di noi che aspetta di essere esplorato e conosciuto e trovo che la via spirituale, accanto a quella psicologica, possa far luce lungo il cammino della vita.

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