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La domenica è una sfida per il mondo secolarizzato e la logica di mercato, ma la domenica è sempre domenica?

La domenica è una sfida per il mondo secolarizzato e la logica di mercato, ma la domenica è sempre domenica, è sempre il dies dominicus?

La domenica è una sfida, ha perso di senso. Infatti, quello che ormai è sotto gli occhi di tutti è che la domenica, e in generale i giorni festivi, siano diventati giorni deputati al lavoro, o allo svago legato alla logica dei consumi. Si è perso completamente il senso originario della domenica. Il lavoro sembra diventato il centro assoluto di qualunque interesse umano. Ma nel 1990 Giovanni Paolo II affermava che il lavoro non deve spegnere lo spirito, deve porsi al suo servizio, va svolto in modo umano. Di qui la necessità del riposo festivo.

Dies Dominicus

La domenica era il dies dominicus, ovvero il “giorno del Signore”, oggi non lo è più.


Il mondo economico, con le sue logiche e le sue tirannie dettate dalle esigenze del capitale, che richiede produzione e consumi senza sosta, ha stravolto completamente il significato originario della domenica.

Diciamo anche che questo giorno ha mantenuto il significato festivo, ma ha perso quello religioso da cui, peraltro il primo era scaturito. Infatti, è stata proprio la novità del Cristianesimo quella di interrompere il lavoro settimanale introducendo un giorno in cui si celebrasse la Pasqua settimanale, dedicato all’incontro con il Cristo risorto. Fu proprio nel giorno di domenica, infatti, che le donne, recandosi al sepolcro, fecero la scoperta della Resurrezione (Mt 28, 1-10).

Questo giorno fu dedicato ad un incontro durante il quale i fedeli, e le loro famiglie potessero raccogliersi intorno alla mensa di Dio partecipando all’Eucarestia. Lo scopo era anche quello di favorire la dimensione comunitaria della fede. Stare insieme, uniti, intorno al Signore, per formare la Chiesa.

Nei primi tempi i cristiani provenienti dall’ebraismo erano soliti rispettare anche il sabato, come previsto dalla legge ebraica. Successivamente, le comunità cristiane si arricchirono di credenti provenienti dal paganesimo. E così abbandonarono l’osservanza del sabato, e celebrarono solo la domenica.

La domenica è una sfida per la società industriale

Attualmente assistiamo alla crisi del senso religioso cristiano della domenica. Sicuramente questo è stato favorito anche dal passaggio da una cultura contadina e artigianale, a quella industrializzata. Nella società preindustriale era sentito maggiormente il desiderio di comunità, di interruzione del lavoro settimanale per ritrovarsi insieme a celebrare le feste, per condividere momenti di sacralità.

Nella società industriale il senso comunitario si è progressivamente perso, a favore dell’individualismo e della produttività. L’uomo moderno sembra potersi qualificare solo in termini di soggetto produttivo, competitivo, efficiente. La dimensione spirituale è stata sacrificata alla logica dei consumi.

Fermarsi a riposare e a ricercare il contatto con il sacro, viene inteso come fermo della produzione. Cosa improponibile per l’uomo ormai schiavo del mercato e dell’economia. Ecco, allora, che la domenica rappresenta una sfida per la società industriale.

L’individualismo non si concilia con il senso di comunità e di famiglia

La conseguenza più immediata dell’individualismo è stata la perdita del senso comunitario della vita. Ma ha portato anche ad uno sgretolamento della famiglia. Nel passato le persone condividevano collettivamente le feste, i momenti importanti della vita, come la nascita di un figlio, il matrimonio, ma anche la morte dei congiunti. Tutta la comunità partecipava e si sentiva coinvolta. Ormai, solo nei piccoli centri forse possiamo ancora trovare la festa patronale che anima il paese in un misto di sacralità e di paganesimo. Ma nelle grandi città questo sentire e condividere comunitario si è completamente perso.

L’inseguimento forsennato alla realizzazione personale, sostenuto, come dicevamo, dalla necessità di anteporre le esigenze del capitale all’individuo, ha finito per disgregare anche la famiglia. Non c’è più tempo per i figli, non c’è più tempo per gli anziani, non c’è più tempo per la condivisione comunitaria.

Che fine ha fatto la famiglia?

Un tempo la famiglia si incontrava la domenica in chiesa, e poi si ritrovava a casa dei genitori anziani che riunivano attorno a sé le varie generazioni in un pranzo di famiglia. Per un anziano, il pranzo della domenica diventava lo scopo della settimana, viveva per questo. Un soggetto, ormai non più produttivo economicamente, poteva sentire di avere ancora un valore ed una funzione. E questo lo aiutava a vincere il senso depressivo e di solitudine proprio dell’età.

Oggi tutto questo non c’è più, anche perché la famiglia stessa ha subito una trasformazione. La separazione dei coniugi ha innanzitutto obbligato i figli a dividersi durante la settimana o nel weekend fra un genitore e l’altro. Sono raddoppiati di fatto gli anziani della famiglia se ciascun coniuge ha deciso di legarsi ad un altro partner. Alla fine il pranzo domenicale, che vedeva riunite le varie generazioni, è saltato. Troppa “confusione emotiva”, a volte dolorosa, troppa “folla nei legami”, ha portato progressivamente le persone ad evitare questi momenti di aggregazione.

La domenica è una sfida: comandamento e mondo secolarizzato

Ormai ci troviamo in un mondo secolarizzato che ha perso il senso del sacro. La religione ha perso di rilevanza nella sfera sociale. Al massimo viene tollerata come qualcosa che attiene alla sfera privata. E lì deve rimanere confinata per evitare imbarazzi e intralci all’individualismo e alle esigenze del capitale.

La domenica vede le persone fare pellegrinaggi verso “nuovi centri di culto”: i centri commerciali. Le famiglie vi passano intere giornate. Ma a Messa ci vanno in pochi.

Tutto questo rappresenta una sfida per la cristianità, e crea non pochi problemi al credente che non riesce più a vivere senza conflitti la propria identità religiosa.

Eppure, leggiamo nei due articoli del Catechismo della Chiesa cattolica:

2180 Il precetto della Chiesa definisce e precisa la Legge del Signore: «La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all’obbligo di partecipare alla Messa».«Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente».

2181 L’Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l’agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco. Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave.

I due articoli si basano sull’osservanza del terzo comandamento “Ricordati di santificare le feste”. Per un credente la scelta non si pone, astenersi dall’Eucarestia domenicale vuol dire fare i conti con un peccato grave.

La domanda è: i cristiani hanno ancora la memoria di tutto questo, o i fumi del capitalismo e dell’economia hanno completamente drogato le coscienze?

Francesca Borrelli

Mi ha sempre affascinato l'uomo e la sua interiorità. C'è un universo dentro ciascuno di noi che aspetta di essere esplorato e conosciuto e trovo che la via spirituale, accanto a quella psicologica, possa far luce lungo il cammino della vita.

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