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La vita è spropositata a volte, ci schiaccia, ma “cinque pani e due pesci” possono bastare se ci mettiamo in gioco

La vita è spropositata, ma possiamo farcela se ci mettiamo in gioco anche se abbiamo solo "cinque pani e due pesci" per affrontare il mondo

Sentiamo che la vita è spropositata, difficile da affrontare con le nostre forze

Quante volte abbiamo la sensazione che la vita ci sovrasti. Troppo lavoro, troppo dolore, troppo caos, troppe richieste, insomma di tutto troppo.


A volte ci sentiamo sopraffatti e tormentati da un senso di inefficienza anche a fronte di un impegno serrato nel portare a termine i nostri compiti quotidiani. Non sembra mai abbastanza, siamo sempre in affanno.

Non importa se si tratta di una casalinga o di un manager di successo, il vissuto di oppressione e schiacciamento è lo stesso. E non è un caso, perché tutti siamo ammalati di un delirio di autosufficienza che si sgretola di fronte alla realtà delle cose.

Da soli non ce la possiamo fare.

La vita a volte è spropositata, ci schiaccia, ma “cinque pani e due pesci” possono bastare. La Parola di oggi

Il Vangelo di oggi racconta della moltiplicazione dei pani e dei pesci, uno dei miracoli più conosciuti di Gesù. Leggiamo il Vangelo di Giovanni (Gv 6,1-15):

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.

Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».

Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto».

Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Lo scoramento di Andrea

Questa è una delle pagine più famose del Vangelo. Gesù si trova di fronte una smisurata folla che lo aveva seguito vedendo i segni che compiva. Il Signore sa che noi abbiamo bisogni spirituali, ma anche materiali, e desidera soddisfare la fame di un così gran numero di persone. Chiede a Filippo dove poter comprare il pane, pur conoscendo benissimo la risposta.

Se Filippo è disorientato, Andrea risponde con scoramento «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».

Oggi proviamo a soffermarci su questo vissuto dell’apostolo.

Non somiglia, forse, al nostro? Quando sentiamo che la vita è spropositata per le nostre forze?

Quante volte rivoltando le nostre tasche, scopriamo che “le monete” che possediamo non ci acquistano la pace e la serenità per affrontare la vita. I nostri cinque pani e due pesci ci scoraggiano.

Nulla sembra bastare per placare ansie e affanni quotidiani.

Ma in questo vangelo Gesù ribalta completamente la prospettiva. Prende quelle misere risorse e le centuplica. Mentre prima era il vuoto a schiacciare, ad opprimere l’animo, ora è la sovrabbondanza.

Dovettero raccogliere i pezzi avanzati in ben dodici canestri.

La vita ci sovrasta ma ora basta a pensare di dover fare tutto da soli

È senz’altro vero che tante volte sentiamo che la vita è spropositata, ci sovrasta, ma scivoliamo facilmente nella presunzione e nell’onnipotenza di credere di dover fare tutto da soli.

Il Vangelo di oggi ci insegna che non è così che deve vivere un cristiano. Ciascuno di noi ha un certo numero di capacità, una certa misura di forze, ed è giusto che le impieghi al meglio per vivere una vita dignitosa e decorosa. Sono i nostri cinque pani e due pesci. Tutti abbiamo ricevuto qualcosa da Dio.

Ciascuno deve far fruttificare i doni del Signore. Ma poi non possiamo avere un pensiero pragmatico che ci illuda di essere autosufficienti, sarebbe riduttivo per un credente.

Ad un certo punto è bene misurarsi con il nostro limite intrinseco, e imparare a rimettere le cose nelle mano di Dio, che è l’unico che può moltiplicare le misere risorse di cui disponiamo.

Un vero credente sa che deve fermarsi un attimo prima di scivolare nel delirio di onnipotenza.

A l’uomo spetta di mettersi in gioco con i suoi cinque pani e due pesci, ma solo a Dio spetta la sproporzione dell’amore.

Francesca Borrelli

Mi ha sempre affascinato l'uomo e la sua interiorità. C'è un universo dentro ciascuno di noi che aspetta di essere esplorato e conosciuto e trovo che la via spirituale, accanto a quella psicologica, possa far luce lungo il cammino della vita.

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