Coronavirus

Trombosi e vaccino: ecco come sapere se siete a rischio e quali esami fare

La trombosi in caso di vaccino, è definita episodio raro. Per evitarlo in maniera totale, si possono fare degli esami

Dovete fare il vaccino e avete paura di una trombosi? Ci sono degli esami che è possibile fare e capire se siete a rischio oppure no. Una possibilità di rischio, dopo fatto il vaccino, di una trombosi, parla di un rischio infinitesimale; se facciamo l’esempio di AstraZeneca, i casi di trombosi registrati sono 11, con quattro decessi, un inezia su milioni di vaccini fatti. Ma se il paziente vuole essere certo di non rischiare, un metodo c’è, vediamo quale.

Trombosi e vaccino: gli esami da fare per scongiurarla

Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Roma, il dott. Antonio Magi spiega che la valutazione se fare o no questi esami, deve essere fatta dal medico curante. È lui quello che deve decidere se il paziente può fare il vaccino o no. Importante capire se il paziente possa avere delle patologie, sintomi o che segue terapie che possono favorire la trombosi.


Ci sono degli esami che si possono fare, sono test tromboembolici; hanno anche un costo abbastanza elevato, si parla di circa 300 euro con il ticket.

Iniziamo a dire, quali sono gli esami da fare per quanto riguarda il caso di trombosi venosa: antitrombina, tempo di protrombina INR, tempo di tromboplastina, proteina C attivata e test del D-Dimero.

Per fare gli esami di trombofilia invece, sono da fare: gli anticorpi anticardiolipina, che comprendono l’anti-cardiolipina, anti-beta2glicoproteina e lupus anticoagulant. Questo esame serve a rilevare la presenza di uno o più anticorpi.

Altro esame da fare è l’attività dell’Antitrombina III, che serve a misurare l’attività dell’antitrombina. Poi c’è da fare l’antigene riguardo l’antitrombina; qui viene misurata la quantità di antitrombina.

Si passa poi al D-Dimero, che serve a rilevare e misurare i livelli di un prodotto della degradazione della fibrina. Poi c’è da fare la mutazione del fattore V Leiden, che riesce ad identificare una mutazione genetica responsabile della formazione di un fattore V resistente alla degradazione operata dalla proteina C.

Da fare il fibrinogeno, test che serve a misurare la funzionalità e la quantità del fibrinogeno stesso. Infine, l’aPPT, tempo di tromboplastina parziale attivata, che serve è un test funzionale che misura il tempo.

A chiudere, citometria, omocisteina, Lupus anticoagulant, MTHFR, proteina C, antigene proteina C, Proteina S, Antigene proteina S e protrombina.

Giovanni Barreca

Fondatore e direttore responsabile, mi occupo anche dell’area Finanza, Salute, Motori e Spettacolo. Mi appassiona il mondo della Finanza, ho iniziato a gestire la cosa più difficile a mio avviso, i risparmi della famiglia e da lì è nata la passione. I miei articoli aiutano a comprendere come orientarsi in un mondo pieno di numeri e percentuali. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda la cura della persona, lo sport, l’ambiente dello spettacolo. Mio padre era un meccanico e mi ha trasmesso la passione per le auto. Mi piace scrivere su tutto, costanza e passione mi hanno spinto a creare Informazioneoggi.it.

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