Spettacolo

Renato Zero, ‘Nei giardini che nessuno sa’: così racconta l’indifferenza verso i più deboli

La canzone 'Nei giardini che nessuno sa' è una denuncia struggente del cantautore che invita a guardare l'altro lato della vecchiaia

Forse poche hanno denunciato l'abbandono delle persone più fragili come "Nei giardini che nessuno sa" del cantautore romano Renato Zero. In occasione della giornata mondiale dei nonni e degli anziani che ricade il 25 luglio, vogliamo parlare di un testo davvero molto profondo e struggente. Attraverso le strofe è possibile guardare una realtà che spesso viene celata da un falso perbenismo, tipico della nostra società. Stiamo parlando di un destino triste che in alcuni casi viene riservato non solo ai nonni e agli anziani, ma in generale ai più deboli. In questa particolare e delicata categoria, quindi, rientrano anche chi soffre di diverse sindromi mentali. Patologie che, purtroppo, sono percepite come un fastidio dalle persone "normali", come un ostacolo alla loro vita. Attraverso le parole di Renato Zero cerchiamo di riflettere e di accogliere il suo invito.

Nei giardini che nessuno sa, Renato Zero è la profondità di un testo che fa emozionare

Forse solo il cantautore romano si è occupato di trattare i deboli e di diventare la loro voce, una sorta di ponte tra i fragili e chi decide, invece, della loro vita. Al suo appello ci sono tutti: gli anziani, i depressi, i disabili, chi vive con una grave malattia, chi soffre di disturbi mentali. E poi ancora chi soffre per i motivi più disparati, gli sfortunati di cui la vita si prende gioco, chi non può vivere in completa autonomia.


Renato Zero, poi, in "Nei giardini che nessuno sa" si rivolge a quelle che per lo standard sono definite persone normali e li definisce "inabili". Inabili perché non comprendono la grande sofferenza di chi fa questa vita, e perché non si accorgono delle piccole manifestazioni di affetto. Poi passa all'azione: deve far comprendere il grande errore che si sta facendo.

Il compito sociale della canzone

È troppo facile parlare di una famiglia felice dove i nonni sono i pilastri del nucleo. Non è sempre così, nella maggior parte delle volte. È giusto, invece, raccontare di una realtà scomoda, spesso nascosta volontariamente, e di cui nessuno si prende la responsabilità. Il terrore di ogni anziano è quello di finire la propria vita venendo dimenticato da tutti, ed è anche il terrore di tutti. Solo che non vogliamo guardare in faccia le cose, guadarci dentro e sforzarci a fare del bene, il giusto. Siamo davvero troppo egoisti.

Zero chiede alla nostra umanità di non dimenticarsi degli altri per una questione di comodità. Non bisogna mai negare il proprio appoggio morale, fisico ed emotivo a queste persone speciali. Lui sa che la gente fa finta di non vederli per una questione di puro quieto vivere. Comprendere e riconoscere un'esistenza così difficile significherebbe avere uno shock nella propria vita, un ostacolo nell'andare avanti. Rendersi conto che non tutto è sempre rose e fiori, non prendersi le proprie responsabilità.

Eppure, proprio queste anime perse, soprattutto gli anziani, cercano qualcuno che li aiuti, almeno per terminare con tranquillità e serenità gli ultimi giorni della propria vita. Questi giardini, che rappresentano il luogo dei dimenticati, vige solo un grande silenzio che fa male. Nei giardini in cui si ritrovano queste persone sono gli ospedali, manicomi, case di cura e via discorrendo. I classici luoghi in cui la gente, sentendo gli altri come un peso, decide di scaricarli lì alle cure maldestre di operatori. Vietando, in questo modo, alla persona debole del calore della propria famiglia e aspettando con rassegnazione l'arrivo della morte.

Il brano

Un testo che in realtà è una poesia, quasi un antico lamento funebre. Rappresenta, assieme ad altre canzoni del cantautore tutta la sua umanità nonostante sia stato uno dei personaggi più estroversi della nostra musica. In effetti, il grande Renato Zero è sempre stato vicino ai più deboli, e non solo tramite le sue canzoni.

Il brano fu pubblicato nel 1994, scritto dallo stesso Renato assieme a Danilo Riccardi. È forse l'unico autore italiano ad aver trattato un tema tanto impopolare per la musica quanto tanto attuale, ma difficile da digerire. A comprendere la magnificenza di questa composizione è stata anche Laura Pausini che ne realizza una cover da inserire nel suo disco del 2006 "Io canto".

Katia Russo

Ciao, sono Katia, sono laureata in Lettere Moderne presso l’Università di Salerno e attualmente sto continuando il percorso magistrale. Sono una grande curiosona, mi piace conoscere e trasmettere quante più notizie originali riesco a trovare. Adoro leggere, scrivere, disegnare, il cinema, la musica, l’arte e la cultura.

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