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Pericolo scampato per l’Urlo di Munch, grazie al CNR non perderà i colori e tornerà ad essere esposto

Pericolo scampato per l’Urlo di Munch, infatti, grazie ai ricercatori del CNR, non perderà i colori e tornerà ad essere esposto

Pericolo scampato per l’Urlo di Munch, finalmente potremo ammirare di nuovo l’opera senza timore di veder danneggiati i colori. Grazie a una scoperta di un gruppo internazionale di studiosi, coordinati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, e pubblicato su “Science Advances”, abbiamo la soluzione al lento deperimento del celebre capolavoro.

L’Urlo di Munch, il pericoloso scolorimento lo aveva sottratto all’esposizione nel museo

In tanti ci siamo chiesti cosa avesse provocato una simile impressionante reazione nel personaggio rappresentato nel famoso dipinto. Cosa avesse visto o provato per assumere un’espressione così stravolta. In quel viso tenuto tra le mani traspare un enorme senso di angoscia e allo stesso tempo di terrore. Probabilmente ognuno di noi si è immedesimato in quel personaggio, pensando a una situazione in cui ha vissuto lo stesso sentimento di dolore e paura. Ecco perché questo capolavoro è così famoso e tanto amato dal pubblico. L’autore riesce a rendere sonora una semplice tela, al punto che a noi sembra quasi di sentirlo quell’urlo, lacerante e acuto.


Eppure, nonostante fosse tanto apprezzato e ammirato, l’urlo di Munch, per molto tempo è stato negato ai visitatori del Munch Museum di Oslo, per evitarne lo scolorimento. Ma anche per i danni subiti, in seguito al furto avvenuto nel 2004.

Dal 2006 è stato esposto solo poche volte, ritenendo che il principale nemico dei colori fosse la luce. Ma i risultati della ricerca condotta dal CNR, hanno confutato tale tesi.

Pericolo scampato per l’Urlo di Munch, non è la luce a rovinare i colori

A scolorire la tela di Edward Munch, realizzata nel 1910, non è stata la luce, ma l’umidità. Per dimostrarlo, i ricercatori hanno condotto un’indagine preliminare, utilizzando metodologie di spettroscopia, mediante apparecchiature portatili del Molab.

Il Molab è il laboratorio mobile, per le indagini non invasive sulle opere d’arte, coordinato da Costanza Miliani, direttrice dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) del CNR.

Poi, in un secondo momento, si sono serviti di sorgenti a raggi X per esaminare micro frammenti prelevati dal dipinto, presso l’ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) a Grenoble in Francia.

Perché i colori utilizzati da Munch non hanno resistito nel tempo

L’urlo di Munch, non è unico, infatti l’artista tra il 1893 e il 1910 ha dipinto quattro versioni. Nei vari anni, Munch, ha sperimentato varie combinazioni di colori. Infatti, come ci spiega Letizia Monico, ricercatrice presso l’Istituto di scienze e tecnologie chimiche “Giulio Natta” del Cnr di Perugia, “l’artista ha miscelato diversi leganti, quali tempera, olio e pastello, con pigmenti sintetici dalle tonalità vibranti e brillanti per creare colori di forte impatto. Sfortunatamente, l’ampio utilizzo di questi nuovi materiali rappresenta una sfida per la conservazione a lungo termine delle opere d’arte del pittore norvegese”.

Infatti, come ci spiega ancora la dott.ssa Monico, sono stati proprio i pigmenti gialli, costituiti da solfuro di cadmio, ad essersi maggiormente degradati. “L’originale colore giallo brillante di alcune nuvole del cielo e del collo del soggetto centrale, appare oggi sbiadito. Nella zona del lago, le dense ed opache pennellate di giallo di cadmio mostrano invece tendenza a sfaldarsi”.

Nel passato, si era creduto che il principale responsabile di tutto ciò fosse stata la luce. Perché, di fatto, così è stato per altri capolavori, che presentavano le stesse tonalità di giallo, come i Girasoli di Van Gogh. Ma nell’Urlo di Munch, era diverso. Le analisi eseguite al sincrotrone di Grenoble, hanno evidenziato che la causa dello scolorimento dei pigmenti gialli di cadmio era l’umidità.

Pericolo scampato per l’Urlo di Munch, a breve nel nuovo museo di Oslo

Grazie ai risultati ottenuti, i ricercatori hanno dato ai curatori dell’opera, le giuste indicazioni per poter esporre in maniera permanente il dipinto, senza correre rischi. È importante che l’umidità relativa dei locali non sia superiore al 45%. Mentre, per l’illuminazione, basta che sia quella standard, normalmente utilizzata per i pigmenti stabili alla luce.

Finalmente, a breve, il celebre dipinto, non solo tornerà ad essere ammirato nelle sale del museo, ma come hanno fatto sapere da Oslo, questa volta, sarà esposto nel nuovo Munch Museum. Sarà infatti, inaugurato tra pochi mesi, un edificio moderno e funzionale, dotato di tanti spazi espositivi e addirittura con spiaggia annessa, per momenti di relax di visitatori e famiglie.

Maurizio Amendola

Sin da piccolo sono sempre stato attratto da qualsiasi libro o argomento che parlasse di scienza o tecnologia, ed oggi, essendo per motivi di lavoro a contatto con il campo della ricerca scientifica, mi fa piacere condividere con gli altri le innovazioni tecnologiche e le scoperte scientifiche di cui vengo a conoscenza. Nel poco tempo libero che ho a disposizione mi dedico alla pesca subacquea, alla cura delle piante e a tenermi sempre informato, su ciò che accade nel mondo, attraverso la lettura dei quotidiani.

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